Elena ci ha parlato della ottima colonna sonora di “The Millionare”, film-evento della stagione cinematografica ormai agli sgoccioli. Uno dei motivi per cui s’è parlato tanto di questa pellicola, oltre ovviamente al pregio di essere riuscito a trattare temi fortmente attuali misti ad una specie di favola moderna, è anche il fatto che è stato in gran parte girato in India, patria dell’ormai mitica “Bollywood”. Cerchiamo, allora, di conoscere meglio questo fenomeno che, come scopriremo più avanti, è giunto anche da noi lo scorso anno.
Fin dal soprannome affibiatole -frutto dell’unione tra “Hollywood” e “Bombay”, sede delle maggiori case di produzione indiane-, “Bollywood” nel tempo s’è rivelata molto di più che una semplice industria cinematografica di periferia. Ad oggi, Bollywood è fonte di enormi introiti per l’India nonchè occasione per esportare in tutto il mondo la cultura popolare indiana.
Il cinema in india arriva fin dalla sua nascita, grazie ad una serie di proiezioni che ricordavano molto quelle pilota dei fratelli Lumiere. Finchè, nel 1913, arriva il primo lungometraggio, il film mitologico -uno dei generi più in voga di quegli anni- “Raja Harishchandra” (qui lo potete vedere), di Dhundiraj Govind Phalke, considerato non a caso il padre del cinema indiano, nonchè di Bollywood.
Da allora, è stata una continua escalation verso una popolarità sempre maggiore, grazie anche ai grossi investimenti fatti verso la settima arte fin dai suoi albori: già negli anni ’30 nascevano i primi studios (come il New Theatres di Calcutta, il Prabhat a Pune e il Bombay Talkies), all’interno dei quali venivano girati i futuri classici del cinema indiano, che già allora poteva vantare di prestigiose collaborazione cinematografiche, come quella col tedesco Franz Osten.
Ma è il ventennio che va dagli anni ’40 agli anni ’60 a costituire il boom vero e proprio di Bollywood: grandi film, grande successo e, proprio come sarebbe accaduto in Italia con la nascita del Neorealismo e della commedia all’italiana, grandi divi e dive, quelli che hanno ispirato la generazione degli anni ’70 e, ovviamente, quella attuale, fatta di giovani uomini e donne dotati, oltre che di talento nella recitazione, anche di buone capacità canore e coreografiche.
Avete capito bene: a Bollywood recitare non vuol dire bucare il video e sapere reggere l’impatto di una cinepresa, ma c’è molto di più. Fin dai suoi esordi l’industria cinematografica indiana, di pari passo con le tradizione popolari, ha dato gran peso alla musica ed alla danza nelle sue pellicole, facendola diventare vera e propria protagonista all’interno delle storie.
Ci troviamo così a vedere coreografie suggestive accompagnate da canzoni che negli anni sono diventate delle pietre miliari nella storia della musica indiana. Tanto per fare un esempio recente, proprio il brano finale di “The Millionaire”, “Jai Ho”, è stato tra i più scaricati su internet oltre che tra i più trasmessi nelle radio.
Negli anni, la forza di Bollywood è stata proprio in questo: sapersi distinguere dalla più grande industria cinematografica mondiale -quella Hollywood che ultimamente ha perso il fascino appartenente al cinema dei primi anni, preferendo gli incassi alle emozioni- adottando uno stile tutto proprio, ma senza mai rinunciare alle proprie radici.
Basti pensare che le stesse coreografie che si vedono in alcuni di questi film rimandano esplicitamente a danze locali, come il Bharatanatyam, del sud, o il Kathak, giusto per citarne due tra i più noti. Ma è anche un modo per narrare la storia da una prospettiva diversa, sia essa quella di un singolo personaggio o di un intero gruppo (in calce a post trovare dei video che sicuramente si spiegano meglio).
Poteva un fenomeno come questo non interessare l’Occidente e, in particolare, Hollywood? Ovviamente no, ed ecco arrivare, soprattutto negli ultimi anni, una serie di proposte di collaborazione col cinema americano che si stanno pian piano concretizzando, rivelandosi utili in particolare nella realizzazione di film che abbiano scene in esterni proprio nei luoghi che noi consideriamo all’ordine di tutti i giorni, ma che per la popolazione indiana sono considerati “esotici”.
Londra (“Dilwale Dulhania Le Jayenge”), New York (“Tomorrow May Never Come”), Melbourne (“Salaam Namaste”): ormai Bollywood è alla conquista di tutto il mondo, Italia compresa. Molte location di casa nostra sono state infatti usate per la realizzazione del film “Bachna Ae Haseeno” (“Rimediare agli sbagli”), del 2008, che ha visto protagoniste le città di Roma, Capri e Venezia, ma anche la costa Garganica di Mattinata (Foggia), Alberobello e Santa Cesarea Terme nel Salento. Il risultato? Il decimo posto al box office dei film indiani più visti del 2008. Come a dire: se Bollywood già da sola funziona, quando si allea col resto mondo non ce n’è per nessuno.
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Vengono da Bollywood delle vere chicche che purtroppo, per il momento, sono ancora relegate negli angolini delle cineteche per amatori. Chissà quando il mondo sarà pronto per quelle scene così colorate, rumorose e meravigliosamente kitsch?